Inerenza: il principio che ti permette di pagare meno tasse

Inerenza è quella che si definisce la possibilità di considerare un costo come “deducibile” ovvero di portarlo in diminuzione della base imponibile.

Per dirla in parole ancora più semplici un costo è inerente quando lo puoi “scaricare”.

Quindi è importante che l’imprenditore conosca bene i limiti di legge perché, se porta in diminuzione un costo e poi l’Agenzia delle Entrate dice che non va bene, allora scatta la sanzione.

La cosa curiosa è che nessuna legge, decreto, circolare o sentenza ha mai detto in modo chiaro cosa sia questo “principio di inerenza”.

Ovviamente se scarichi più costi abbassi la base imponibile e di conseguenza paghi meno tasse.

Per capire a fondo cosa puoi scaricare e cosa è vietato bisogna andarsi a leggere le pronunce delle varie sentenze che non sempre dicono la stessa cosa.

Per questo motivo, in questo articolo, ti fornisco una guida all’inerenza per fare chiarezza in questo mondo oscuro che è il fisco.

Inerenza secondo il Fisco

Per capire quali costi puoi scaricare nella tua azienda dobbiamo fare riferimento al testo unico che dice che il costo è deducibile “se e nella misura in cui si riferisce ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi”.

In altre parole c’è “inerenza” quando il costo è connesso ai ricavi oppure è connesso all’attività che produce i ricavi.

Per spiegarti questo concetto ti faccio un semplicissimo esempio.

Se paghi un venditore allora quel costo è sicuramente connesso alle vendite che ti procura, quindi è sicuramente deducibile.

Immagina ora di pagare il consulente che ti fa la dichiarazione dei redditi… mica ti procura dei ricavi!

Anzi semmai ti sottrae tempo che potresti dedicare a fare nuovi clienti oppure a seguire quelli che hai già.

Tuttavia nessuno si sognerebbe mai di dire che i costi per tenere la contabilità non si possono scaricare perché non sono “connessi” ai ricavi!

In realtà sono costi connessi, non tanto ai ricavi, quanto ad un’attività che produce ricavi nel senso più generale.

Fino al 2017 la Cassazione sosteneva che c’è inerenza quando esiste una relazione tra il costo e l’attività svolta, dunque il costo è deducibile quando è correlato ad un’attività “potenzialmente idonea a produrre utili.

Dal 2018 (ordinanza n. 450/2018) la Cassazione è andata ancora oltre dicendo che c’è inerenza quando il costo è “correlato all’attività in concreto svolta dal contribuente”.

Tra l’altro la Cassazione, a partire dal 2012/2013, ha iniziato a deliberare in modo più favorevole anche sulla questione dell’onere della prova.

Fino al 2011 eri tu a dover provare che il costo era effettivamente inerente mentre, dal 2012, questa prova è richiesta solo in presenza di dubbi oggettivi sul collegamento tra il costo e l’attività svolta dall’impresa.

Quindi perché l’Agenzia delle Entrate continua a contestare a mani basse qualsiasi cosa non gli torna?

Inerenza in fase di verifica

Capita abbastanza spesso che, durante le verifiche fiscali, gli ispettori del fisco vanno a sindacare alcuni costi aziendali non solo per via dell’inerenza ma anche per gli importi della spesa.

Ti faccio subito un esempio con un caso che capita abbastanza frequentemente, ovvero gli accertamenti sui costi per le transazioni legali.

Se hai una contestazione con un cliente oppure con un fornitore può capitare che sia preferibile un brutto accordo piuttosto che un bel processo.

In questo caso scegli di pagare una cifra certa e definita piuttosto che sobbarcarti delle lungaggini legali che fanno solo perdere tempo (e denaro).

In questi casi l’Agenzia delle Entrate sostiene che si tratta di una “liberalità”, ovvero è come se avessi fatto un regalo alla controparte.

Dato che i “regali” non sono deducibili allora scatta il verbale!

In altri casi l’Agenzia contesta semplicemente la “carenza di inerenza” ovvero sostiene che il costo non è connesso alla produzione di ricavi, senza tener conto degli orientamenti della Cassazione.

In questi casi è opportuno fare ricorso perché le probabilità di vittoria sono abbastanza elevate.

Tuttavia dovrai sostenere i costi per la difesa ed aspettare pazientemente i tempi della macchina burocratica.

Inerenza e costi troppo alti

Un’altra moda di questi ultimi anni è quella di ritenere il costo “anti-economico”.

In pratica l’Agenzia sostiene che potevi in realtà pagare meno e pertanto ti accerta la differenza tra quello che hai pagato e quello che in quel momento (secondo loro) è un prezzo corretto.

Tra i casi più frequenti ci sono i compensi agli amministratori troppo elevati, oppure i prezzi troppo bassi nelle vendite a stock.

Ho visto persino un accertamento basato sull’analisi dei costi per un’attività esterna di service dove l’Agenzia sosteneva che se quel lavoro lo avessi fatto internamente allora ti sarebbe costato meno…

Credo che questo esempio la dica lunga sulla facilità con la quale puoi incassare un verbale di contestazione che poi devi contestare in giudizio.

Da sempre sostengo che

il ricorso migliore non è quello che vinco bensì quello che non devo nemmeno presentare.

Per avere più tranquillità sui costi che decidi di scaricare è necessario fare tre cose:

  1. analizzare periodicamente il tuo bilancio per verificare se ci sono punti di attenzione che possono creare difficoltà
  2. documentare sempre tutto per iscritto e tenere traccia di ogni singola attività che riguardi costi che possono essere contestati o che magari sono atipici
  3. avere il supporto di un bravo consulente che ti illustri (caso per caso) quali sono le soluzioni tecniche che tengono al sicuro il tuo business

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