Triangolo prezzo valore margine: se gestisci una PMI e ti capita di pensare “vendo, lavoro, mi sbatto… eppure resta poco”, sei già dentro questo tema fino al collo.
Perché ogni impresa vive dentro un equilibrio delicato: prezzo, valore percepito, margine reale.
Sbagliare uno di questi lati significa mettere a rischio l’intero modello di business.
Il punto è che tu puoi anche fatturare di più, puoi anche avere più clienti, puoi anche riempire l’agenda.
Solo che se l’equilibrio è sbagliato, l’azienda cresce di volume e si consuma di sostanza.
Ed è lì che arrivano i pensieri che sento spesso: “il mercato paga poco”, “è tutta colpa delle tasse”, “qui non si riesce a guadagnare”.
Ti capisco bene e l’ho già visto tu non sai quante volte.
Solo che spesso il problema sta a monte.
Non è il mercato e nemmeno il fisco… è un triangolo che non sta in piedi!
Te lo spiego semplice come piace a te.
Cambiare i prezzi senza capire come cambia il valore percepito (e cosa succede al margine) è come cambiare rotta di pochi gradi e poi stupirti che dopo 100 km ti ritrovi da un’altra parte.
Il triangolo prezzo-valore-margine è come una mappa e quando la ignori navighi a vista.
Rompere il triangolo prezzo valore margine senza accorgersene
Partiamo dai tre lati, in modo semplice.
- Prezzo: è ciò che il cliente paga. Sembra banale, invece non lo è. Perché il prezzo deve coprire non solo i costi diretti (materiali, produzione, ore), ma anche quelli indiretti: gestione, struttura, errori, tempi morti, rischi. Se il prezzo non copre tutto, tu stai lavorando bene e perdendo soldi con eleganza.
- Valore percepito: è ciò che il cliente crede di ottenere. Non è “la qualità reale” in senso tecnico. È la percezione. Se il cliente percepisce poco valore, qualsiasi prezzo gli sembrerà alto, anche se sei competitivo. Qui molti pensano che basti “essere bravi”. Quella è solo la base perché il mercato compra la percezione di quel valore.
- Margine: è ciò che ti resta. Misura la tua libertà imprenditoriale. Margine basso significa azienda senza respiro: non investi, non cresci, non assorbi imprevisti. Margine sano significa impresa viva: scegli, pianifichi, ti proteggi.
Ricorda che i tre lati non sono separati.
Se ne muovi uno, cambiano gli altri due.
Gestirli come tre cose scollegate è come guidare con tre volanti diversi.
Ognuno che punta in una direzione diversa e l’azienda non va da nessuna parte.
Vediamolo con un esempio pratico.
Se tagli i prezzi per vendere di più, stai agendo sul prezzo.
Il cliente percepisce che “sei più economico” e spesso conclude che “vali meno”.
E nel frattempo il margine scende.
In questo modo hai ridotto valore percepito e margine in un colpo solo.
Non è strategia …è una fuga!
Quando tagli il prezzo e il margine si sgonfia
L’errore più comune è semplice: “abbasso i prezzi, così vendo di più”.
Sembra logico a prima vista.
Invece è una scorciatoia che ti distrugge.
E purtroppo succede lentamente.
Perché il margine è come l’ossigeno: non ti accorgi di quanto sia importante finché non viene a mancare.
Appena tagli i prezzi, inizi a compensare con i volumi.
Lavori di più, fai più consegne, più preventivi, più assistenza.
Il problema è che la fatica cresce più del guadagno.
Qui molti sottovalutano un principio: quando tagli il prezzo, devi aumentare le vendite in modo sproporzionato per restare fermo.
Giusto un micro-calcolo “da strada” per capirci…
Se tagli il prezzo del 10% e il tuo margine era già tirato allora non ti basta vendere un 10% in più per compensare.
Ti serve molto di più…
E spesso quel “di più” che ti serve non è nemmeno realistico.
Ecco cosa succede:
- inizi a rincorrere il fatturato per tappare il buco
- smetti di scegliere i clienti, ti fai scegliere
- abbassi la qualità perché sei sovraccarico
Alla fine perdi controllo sulla cassa perché l’azienda si muove troppo veloce e senza alcun margine.
Risultato: lavori di più, guadagni uguale (o meno) e ti stanchi prima.
È la definizione pratica di “crescere consumandosi”.
Se ti sei rivisto in questo scenario, sei in buona compagnia.
Nessuno ti insegna queste cose, eppure fanno la differenza.
Se il valore percepito è basso, ogni prezzo sembra alto
Attenzione a non confondere valore reale e valore percepito.
Puoi offrire un servizio eccellente e avere comunque clienti che trattano sul prezzo.
Non perché sei caro.
Perché non vedono, non capiscono e non sentono alcuna differenza.
Il valore percepito si costruisce con elementi concreti, non con fumo:
- chiarezza dell’offerta (cosa fai, per chi, con quali risultati)
- prove (casi, esempi, prima/dopo, numeri)
- riduzione del rischio (garanzie, procedure, step chiari)
- reputazione (recensioni vere, passaparola coerente, coerenza nel tempo)
- comunicazione semplice (se sembri complicato, sembri poco affidabile)
Te lo spiego come fossimo al bar.
Se il cliente non capisce perché costi così, pensa che costi “troppo”.
E allora parte la trattativa.
La trattativa sul prezzo è quasi sempre il segnale che stai perdendo la battaglia sulla percezione.
L’errore più comune e dettato dall’istinto è tagliare il listino.
Invece la risposta efficace è lavorare sul valore percepito.
Non con slogan, ma con fatti, esempi, chiarezza e coerenza.
Quando alzi il valore percepito, succede una cosa interessante: il prezzo smette di essere “un numero” e diventa “una scelta”.
Il cliente non compra la cifra, compra la sicurezza di fare la scelta giusta.
Margine basso ➔ azienda senza libertà
Il margine non è avidità.
Significa stabilità e protezione.
Vuol dire tempo.
È la possibilità di investire.
Un margine basso ti costringe a vivere in modalità emergenza.
Ogni imprevisto diventa una crisi: un reso, una contestazione, una manutenzione, un mese più lento.
Se sei tirato, ti basta poco per andare in apnea.
E quando sei in apnea non prendi decisioni lucide.
Margine sano, invece, significa:
- investire senza tremare
- assumere quando serve
- migliorare processi e qualità
- sopportare un mese storto senza impazzire
- pianificare invece di inseguire
Questo è il punto chiave:
il margine rappresenta la tua libertà imprenditoriale.
Senza margine, l’azienda ti comanda.
Con margine, la guidi tu.
E lo fai con meno grattacapi.
Ecco il collegamento diretto con i numeri:
se il margine non è sufficiente, anche il cash flow soffre.
Perché ogni euro che entra viene già “prenotato” da spese e scadenze.
E quando vivi così, il problema non è se “l’utile è buono”.
Il problema è che non hai respiro.
L’equilibrio prezzo-valore-margine crea un sistema solido che resiste al mercato
Torniamo un momento al concetto iniziale:
Prezzo, Valore e Margine devono stare in equilibrio.
Solo così la tua impresa cresce senza consumarsi.
L’equilibrio è questo:
- il prezzo è coerente con ciò che offri
- il valore percepito rende quel prezzo sensato e desiderabile
- il margine resta sostenibile e ti permette di investire e proteggerti
La strategia meno intelligente (quasi sempre) è proprio quella di tagliare il prezzo.
Quello che funziona meglio è aumentare il valore percepito e difendere il margine.
Perché tagliare il prezzo è facile.
Costruire valore è più difficile, ma ti dà vantaggi che durano.
Oggi chiudo con tre domande-check, semplici e oneste:
- Il tuo prezzo copre davvero tutti i costi, anche quelli indiretti?
- Il cliente capisce perché costi così, oppure lo deve indovinare?
- Il tuo margine ti dà respiro, oppure ti costringe a correre sempre?
Se rispondi bene a queste tre domande, hai un modello più solido.
Se una risposta ti fa storcere il naso, sai già dove intervenire.
Ti basta iniziare con il piede giusto: smetti di guardare prezzo, valore e margine come tre pezzi separati.
Guardali come un unico sistema.
Ed inizia a guidarlo.
Se poi ti serve aiuto con i numeri sai su chi contare.
Se ti serve aiuto per la tua azienda puoi contattarmi tramite questo ⋙ modulo di contatto ⋘.
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