Royalties, marchi e pianificazione fiscale

Royalties, marchi e pianificazione fiscale

Royalties & Marchi: a cosa servono?

Royalties e pianificazione fiscale sono sempre andate sotto braccio, prova ne è che tutte le grandi aziende utilizzano questi sistemi per defiscalizzare una parte del reddito.

Ad esempio il marchio IKEA è di proprietà di una società lussemburghese e tutti i negozi sparsi sul territorio italiano ogni anno devono pagare a questa Holding lussemburghese grosse cifre a titolo di royalties.

Gli importi che le società italiane pagano a titolo di royalties sui marchi sono dei costi deducibili sui quali la società risparmia un bel 24% di IRES.

In pratica ogni 100K di utili trasferiti a titolo di royalties sul marchio hai risparmiato 24.000 euro di tasse.

Nel frattempo la società lussemburghese sugli stessi importi paga meno dell’1% di tasse!

Capisci bene che c’è una grossa convenienza, in questo caso, ad utilizzare le royalties sul marchio aziendale, perché su questi importi c’è un trattamento fiscale di vantaggio.

A questo punto è probabile che tu ti stia chiedendo se anche tu puoi usare le stesse tecniche ed avere un vantaggio fiscale.

Ovviamente SI: anche tu puoi beneficiare del vantaggio fiscale relativo alle royalties sul marchio aziendale.

Come usare marchi e royalties per pagare meno tasse

In Italia esiste un vantaggio fiscale, ovvero un’agevolazione, sulla tassazione dei diritti d’autore e delle royalties.

Si tratta di una “defiscalizzazione” del 25% degli importi percepiti a titolo di royalties, ovvero sul diritto d’autore sui marchi e brevetti.

Vale a dire che, se hai percepito 10.000 euro di royalties, sarai tassato solamente su 7.500 euro con un risparmio d’imposta del 25%.

Quindi se stai per avviare un business, oppure stai creando un nuovo prodotto, potresti ragionevolmente pensare di registrare il marchio a titolo personale per poi “affittarlo” alla tua SRL.

In questo modo la tua SRL ti pagherà il diritto d’autore sul marchio aziendale, ovvero percepirai royalties parzialmente esenti da imposta.

La maggior parte degli imprenditori preleva soldi dalla SRL usando i compensi amministratore che hanno una tassazione quasi sempre superiore al 50% di quanto prelevato.

Se prelevi i diritti e le royalties sul marchio la tua tassazione può variare da un minimo del 17,25% (ovvero il 75% del 23% IRPEF) fino ad un massimo del 32,25% (ovvero il 75% del 43% IRPEF)

Royalties, non è tutto oro quello che luccica

Come hai appena visto c’è un grande vantaggio fiscale nell’utilizzare i diritti e le royalties sui marchi e brevetti per via della ridotta tassazione in capo alla persona fisica che percepisce i soldi.

Detta così sembra che tu debba correre immediatamente a registrare il marchio della tua azienda ed iniziare a prelevare le royalties al posto della busta paga.

A livello teorico il ragionamento che ho appena fatto non fa una piega, tuttavia devi (ovviamente) fare i conti con il fisco.

Prima di partire come un carro armato e brevettare qualsiasi cosa ti capiti a tiro, per costruirti la possibilità di prelevare dalla SRL come se non ci fosse un domani, è meglio che ti fermi un minuto a riflettere sulla validità della posizione fiscale delle Royalties sui marchi aziendali.

Trattandosi di un argomento decisamente “di nicchia” non è difficile trovarsi di fronte ad errori macroscopici. Esaminiamone qualcuno.

Marchi e Royalties: gli errori più comuni

Il primo errore che commettono alcuni imprenditori è quello di registrare un marchio già esistente da molto tempo sul mercato, magari già utilizzato dalla propria azienda, per scaricare fiscalmente le royalties ed i diritti d’autore.

Mi è capitato di parlare con imprenditori che si erano resi conto di non aver ancora registrato il marchio, anche se l’azienda lo stava utilizzando da diversi anni.

In questo caso la registrazione del marchio aziendale in se è per sé non è un reato e nemmeno una pratica scorretta.

Pretendere che di punto in bianco la tua azienda inizi a pagarti dei soldi per una cosa che in precedenza era utilizzata liberamente è sicuramente un comportamento che si presta ad essere censurato dal fisco.

Mi è capitato addirittura di vedere un imprenditore che aveva registrato il marchio aziendale dopo che lo stesso era stato sviluppato con risorse aziendali.

Basta anche la semplice fattura del grafico che ha disegnato il logo aziendale per far sì che tu stia commettendo un’appropriazione indebita.

Se i costi per la creazione del marchio sono stati sostenuti dall’azienda a che titolo stai registrando (personalmente) quello stesso marchio aziendale?

Trovo che abbia poco senso fare i “furbetti “perché in caso di controllo potrebbe emergere che l’azienda già stava utilizzando quel marchio e pertanto tutta la “costruzione fiscale” delle royalties e del relativo beneficio sul diritto d’autore verrebbe meno.

In altri casi marchio e logo aziendale potrebbero addirittura essere stati sviluppati in azienda e le relative fatture dei professionisti pagate dalla società stessa.

Un secondo ed importante aspetto è quello della deducibilità in capo all’azienda delle royalties e dei diritti d’autore pagati alla persona fisica titolare del brevetto o del marchio.

Esiste infatti il “principio di inerenza” ovvero la regola che ti impone, ogni qual volta vuoi scaricare un costo, di essere in grado di dimostrare al fisco che quel costo è inerente alla reale attività svolta.

In altri termini se vuoi scaricare un costo, l’onere di dimostrare che quel costo è effettivamente “inerente” è totalmente a carico tuo.

Finché parliamo di IKEA siamo probabilmente tutti d’accordo che qualsiasi pezzo di legno acquista un certo valore grazie al marchio ed ovviamente grazie al fatto che è distribuito nella rete di negozi del “brand”.

In questo caso sicuramente il marchio è un fattore essenziale del processo di vendita perché è in grado di aumentare il valore del singolo pezzettino di legno da avvitare la domenica pomeriggio nel salotto di casa.

Nel caso delle aziende di minori dimensioni devi avere tutte le prove che ti consentono di dimostrare che, grazie a quel preciso marchio, la tua merce aumenta di valore sul mercato oppure che, quel determinato marchio o brevetto, ti consente di aumentare le vendite.

Quello che invece accade spesso è che tutte le spese di pubblicità a sostegno di quel marchio sono state pagate interamente dalla società che ha contribuito a creare la reputazione del brand.

In questo caso il marchio ha acquisito forza grazie ai costi sostenuti dalla società e non dalla persona fisica (esempio il socio) che ad un certo punto ha deciso di effettuare la registrazione e di percepire le royalties.

Quando si parla di scaricare i costi delle royalties a farla da padrone sono le prove ed il pezzo forte di queste prove sono in genere le fatture che il fisco trova in azienda.

Puoi star certo che se tutte le fatture relative alla pubblicità ed al marchio sono a carico della società allora ti sarà quasi praticamente impossibile scaricare i costi delle royalties.

So bene quanto sia affascinante l’idea di prelevare dalla SRL con una tassazione più bassa rispetto alla busta paga, e che le royalties sui marchi sono sicuramente un valido strumento.

A questo punto per sapere se puoi utilizzare questo ingegnoso sistema devi sicuramente parlarne con il tuo consulente ed analizzare nei minimi dettagli la tua personale situazione.

Se hai bisogno di aiuto contattami a questa pagina.

Se vuoi conoscere altri sistemi per prelevare dalla SRL con meno tasse allora leggi subito questo articolo.

2 pensieri su “Royalties, marchi e pianificazione fiscale”

  1. nel mio caso ho una sas…agenzia di assicurazioni, se registro un marchio a nome personale per promuovere via internet i miei prodotti, posso scaricare dalla società i costi del marchio???? grazie . Rudi

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