Padre Ricco Padre Povero - Robert Kiyosaki

Padre Ricco Padre Povero

Padre ricco Padre Povero, un gran libro sin dalla copertina

In questi giorni sto rileggendo il libro Padre Ricco Padre Povero di Robert Kiyosaki, probabilmente il primo manuale di crescita personale che mi è capitato per le mani ed al quale sono molto legato poiché è stato uno degli ingredienti della mia personale ricetta per risollevarmi da un periodo davvero buio della mia vita occorsomi diversi anni fa.

La prima volta che lessi questo libro fu come trovarsi al mare in una calda giornata d’estate e ricevere una secchiate d’acqua fresca: dopo un momentaneo shock iniziale giunse un altrettanto rapido ritorno alla afosa situazione precedente.

Esattamente come nel proverbio che recita è la goccia che bagna il campo e non l’acquazzone, dopo la prima lettura mi rimase poco o nulla e pertanto a distanza di qualche mese lo rilessi con più amore.

Con la scusa di allenare il mio inglese ho pertanto deciso di rileggere nuovamente Padre Ricco Padre Povero in versione originale prefissandomi l’obiettivo di predisporre un piccolo riassunto o per meglio dire una traccia che contenesse le mie personali osservazioni in modo da fissare i concetti principali.

Ho scelto di condividere le mie considerazioni con gli utenti del mio blog e della mia pagina Facebook perché penso possano un giorno tornare utili tanto ai lettori quanto ad uso di di mio personale promemoria perché come dicevano i nostri avi repetita iuvant.

Penso che Robert Kiyosaki sia davvero un mito! Riesce ad infondere molto con poche frasi ed a volte con poche parole come ad esempio nel sottotitolo del libro che recita

quello che i ricchi insegnalo ai loro figli sul denaro e che i poveri e la classe media non insegnano.

Tutto il libro ruota attorno ad una idea di fondo ovvero che è possibile insegnare come fare e soldi come mantenerli per generazioni e spiega che tale insegnamento non è presente in nessun grado dell’ordinamento scolastico.

E’ pertanto responsabilità dei genitori di acquisire queste competenze e trasmetterle ai propri figli poiché, come si legge nel sottotitolo, il libro è destinato ai genitori di tutto il mondo primi e più importanti insegnanti ed in generale a tutto coloro che educano ed influenzano il prossimo attraverso le proprio personale esempio.

Robert racconta della propria storia personale sin dalla infanzia nella quale ha avuto la fortuna di essere stato allevato da due padri, entrambi molto influenti, che con l’andare del tempo sono diventati l’uno estremamente ricco e l’altro estremamente povero.

Il padre ricco era il padre di Tom, il suo migliore amico d’infanzia, mentre il padre povero era il proprio padre biologico che lavorava come provveditore agli studi nell’isola delle Hawaii.

Robert osserva come sia stato davvero fortunato nell’avere la possibilità di poter confrontare gli insegnamenti di entrambi i due genitori potendo scegliere a quale dei due dare credito diversamente da quanto accade alla maggior parte dei ragazzi che si ritrova costretto a scegliere tra accettare o rifiutare un unico insegnamento senza quindi alcun termine di paragone.

Il libro è diviso in sei capitoli nei quali si alternano vicende personali della vita di Robert Kiyosaki e del suo amico TOM.

Avviso [ Spoiler ] :
Se prosegui nella lettura di queste pagine ti verranno rivelati trama e contenuti del libro “Padre Ricco Padre Povero".

capitolo 1 – fare i soldi

Il capitolo inizia a narrare le prima esperienze di Robert e Tom allorquando per una casualità legata alla disposizione territoriale delle proprie abitazioni sono finiti a studiare in una scuola frequentata da bambini della società più benestante di tutta l’isola abituati ad un tenore di vita estraneo a quello di Robert e Tom.

Sentendosi esclusi da questa elite Robert e Tom decisero di porre rimedio al loro stato di povertà e si rivolsero ai rispettivi genitori per avere la risposta alla semplice e banale domanda “perché noi siamo poveri” ?

La risposta del padre di Robert fu che egli aveva scelto la carriera accademica, che non aveva la minima idea di come si diventasse ricchi troncando con una tipica frase fatta in cui affermava che per essere ricchi “bisogna fare i soldi”.

A Robert e Tom non parve vero che la risposta fosse così semplice pertanto iniziarono a girare il quartiere per farsi consegnare tutti i tubetti vuoti di dentifricio che all’epoca erano fatti di metallo il quale sarebbe servito per alimentare una micro fonderia artigianale con cui coniare le loro prime monete.

Ben presto furono avvisati dai genitori che quella fantasiosa operazione di fusione del metallo era in realtà una cosa per nulla legale, anche se l’idea conteneva un certo estro.

I due ragazzi decisero quindi di rivolgersi al padre di Tom poiché avevano avuto voce che egli iniziava ad avere una certa fortuna negli affari e stava di fatto iniziando a costruire un piccolo impero fatto di drogherie, ristoranti ed altre attività.

I due ragazzi rimediarono un lavoretto di sabato mattina presso una drogheria del padre di Tom in cambio degli insegnamenti di questi. Tuttavia passano le settimane ed i ragazzi continuano a sgobbare nel negozio del padre di Tom finche Robert stanco di lavorare al sabato invece di andare a giocare con gli amici per giunta poco pagato e dal quale non stava imparando nulla sbotta con l’amico Tom e gli confessa la sua amarezza.

A quel punto Tom gli dice che il proprio padre, sapendo che quel momento sarebbe presto arrivato, gli avrebbe dato udienza per il sabato successivo.

Dopo averli fatti attendere un’intera mattina finalmente i due ragazzi si trovano a colloquio con il padre ricco il quale spiega di non essere il classico insegnante che predica e da i compiti per casa ma di essere un insegnante che utilizza gli esempi concreti per trasmettere i propri messaggi.

Il lavoro sottopagato e faticoso che aveva loro offerto era uno dei maggiori esempi di vita concreta che i due potessero avere. Potevano scegliere di lamentarsi, di prendersela con lui o con chiunque volessero ma restava il fatto che la responsabilità delle scelte sarebbe stata unicamente dei due ragazzi che, qualora avessero voluto realmente imparare qualcosa, avrebbero dovuto farlo a partire non da un lavoro inteso come una busta paga, ma utilizzando unicamente il loro ingegno.

La proposta del padre ricco fu per loro uno shock: in cambio degli insegnamenti avrebbero dovuto continuare a lavorare per lui ma questa volta senza paga. In questo modo, sosteneva il padre ricco, la necessità di denaro avrebbe aperto loro la mente verso una qualche soluzione creativa.

I due ragazzini non ne furono affatto contenti ma accettarono ugualmente.

Per diverse settimane non successe nulla ed il lavoro stava davvero pesando, oltretutto senza nemmeno quei pochi spiccioli che potevano racimolare nelle precedenti settimane e che amavano spendere per comperare i fumetti.

E furono proprio i fumetti a far accendere la lampadina.

I due si accorsero che nel negozio dove lavoravano il sabato mattina si presentava regolarmente un incaricato della casa editrice per ritirare le copie non vendute notando che invece di riprendere l’intero fumetto l’incaricato toglieva la copertina buttando nel cestino il resto del fumetto.

I due gli si fecero incontro chiedendo il perché di questo comportamento e sentendosi spiegare che, per ottenere il rimborso delle copie non vendute, era per lui sufficiente esibire le copertine pertanto non se ne faceva nulla del resto del fumetto che veniva buttato nella spazzatura.

I due ragazzi chiesero allora se potessero perdere il resto del fumetto per leggerlo.

Avrebbero potuto prendere tutti i fumetti che volevano a patto di non rivenderli.

Ecco che i due intrepidi ragazzini in poco tempo organizzarono una sala lettura presso una cantina alla quale potevano accedere i ragazzi dietro pagamento di 10 centesimi, ovvero lo stesso prezzo di un fumetto, ma con la possibilità di leggerne cinque o sei durante l’orario di apertura della loro sala.

Misero la sorella di Tom a gestire l’attività pagandola una media di 9 dollari e mezzo durante i tre mesi di apertura della loro attività fino a quanto una rissa scoppiata nella cantina non li convinse a chiudere l’attività.

Gli insegnamenti che i due ragazzi ne trassero sono diversi.
Tra quelli che ancora una volta mi hanno colpito di più ci sono sicuramente quelli in qualche modo legati alla legge di attrazione ovvero quella capacità di vedere le opportunità dove gli altri non guardano.

I due ragazzi erano passati per settimane di fianco al bidone con i fumetti ma, tutti concentrati solamente sui loro problemi personali legati al basso salario, al caldo polveroso del negozio, alle belle mattine di sole che si stavano perdendo ed avanti così, non avevano visto quello che era in realtà sotto ai loro occhi.

Solamente quando hanno rinunciato al denaro della paga settimanale ovvero quando la “busta paga” ha smesso di essere il centro delle loro riflessioni allora hanno cominciato a guardarsi attorno in cerca di una soluzione che non ha tardato a manifestarsi.

Il mondo è davvero ricco di opportunità che attendono solamente di essere scoperte da occhi attenti.

La seconda considerazione di Tom e Robert mi ha fatto invece sorridere e riflettere allo stesso modo.

Durante i tre mesi i due ragazzi stavano “facendo soldi” senza essere fisicamente impegnati nel business, ovvero senza materialmente lavorarci, e siccome gli affari andavano bene avevano pensato di aprire una filiale.

Tuttavia non riuscirono a trovare nessuno di altrettanto dedicato e di fiducia come lo era la sorella di Tom e quindi alle prese con il problema di “reperire personale” di qualità !

L’insegnamento di questa storiella resta saldamente ancorato al concetto di far lavorare le idee e non le braccia e di non focalizzarsi sul denaro ma sulla opportunità.

In altre parole l’assenza di denaro deve spingere non tanto a cercare un lavoro ma a cercare una opportunità di avviare un proprio business dove il denaro lavora per te e non tu per il denaro.

capitolo 2 – Perché insegnare la cultura finanziaria ?

Il secondo capitolo del Libro Padre Ricco Padre Povero di Robert Kiyosaki è interamente incentrato sulla cultura finanziaria di cui la maggior parte degli individui è priva ed iniziando dal proprio racconto personale di come all’età di 47 anni lui e 37 la moglie sia stato possibile “andare in pensione”, ovvero di smettere di lavorare, avendo una rendita finanziaria a supporto del loro tenore di vita.

Per rendita finanziaria Robert intende il possedere una serie di “attivi” in grado di generare un flusso costante di denaro superiore alle spese mensili ed in grado di reggere a qualsiasi cataclisma finanziario si potesse profilare al proprio orizzonte.

Per prima cosa si concentra sul chiarire cosa debba essere inteso con il temine “attivo” ed in particolare sul fatto che la maggior parte della gente considera un “attivo” la propria casa oppure altri beni “di valore”.

Secondo gli insegnamenti che Robert ha ricevuto dal padre ricco la propria casa non è assolutamente da considerarsi un “attivo” anzi , semmai, proprio l’esatto contrario poiché alla casa (intesta come abitazione) corrispondono solamente spese e tasse

Questo fraintendimento è principalmente dovuto all’assenza di cultura finanziaria che spinge la gente ad acquistare beni che essi credono essere degli attivi mentre la distinzione tra un attivo ed un passivo deve essere unicamente effettuata in base ad un unico fatto.

Gli attivi ti mettono i soldi in tasta mentre i passivi generano spese che ti fanno uscire i soldi dalle tasche.

La ricchezza individuale non va infatti misurata in base a quanti soldi si hanno e nemmeno in base a quanti soldi si guadagnano dal proprio lavoro.

Esistono numerosi esempi di persone che hanno vinto la lotteria e che dopo un paio d’anni erano ridotte sul lastrico, magari ulteriormente indebitate ed in forte crisi personale, oppure anche di personaggi famosi come rockstar ed atleti che una volta che la propria carriera volge al declino si vengono a trovare in situazioni di reale povertà, costretti magari a vendersi le belle ville, le auto e via dicendo per finire in bancarotta in pochi anni.

La maggior parte delle persone cui arriva nuovo denaro ha infatti un atteggiamento volto unicamente all’aumento dei propri passivi. Robert racconta come la tipica classe media americana dopo il college inizi a lavorare, metta su famiglia, compri una bella casa, una bella automobile, poi arrivano i figli ed immancabile arriva anche l’aumento delle spese.

Ad ogni aumento delle loro entrate corrisponde immancabilmente un aumento delle spese e quello che eventualmente si riesce a risparmiare ed accantonare sicuramente non basta a garantire un pensionamento minimamente sufficiente.

In altre parole si tratta di quella che Robert Kiyosaki definisce come “corsa del topo” dalla quale è possibile svincolarsi solamente acquisendo una preparazione finanziaria che sicuramente non viene insegnata nell’ambiente scolastico.

La sue personali abilità finanziarie derivano quasi per intero dalle nozioni ricevute dal padre ricco ove la regola numero uno era rappresentata dal conoscere la differenza tra un “attivo” ed un “passivo” e di conseguenza provvedere ad acquistare solamente gli attivi.

Con una semplicità disarmante Robert spiega che alcuni beni che normalmente le persone comprano credendo che siano investimenti in realtà sono solamente “passivi” ovvero delle passività che rubano denaro dal tuo portafoglio.

L’esempio più concreto di questo modo di pensare si ha per quanto concerne la casa, ovvero quell’immobile che molte persone desiderano comperare per viverci.

La casa, ovvero l’immobile di abitazione, non è assolutamente un “investimento” poiché non genera alcun ricavo anzi, al contrario, è un qualcosa che toglie soldi dalle nostre tasche, principalmente grazie al prelievo fiscale (le imposte e tasse) e secondariamente per via degli interessi sul mutuo bancario che nella maggior parte dei casi accompagna l’acquisto di un immobile.

Alla certezza di vedersi sfilare i soldi dallo Stato e dalle banche vi è inoltre da aggiungere l’incertezza delle quotazioni degli immobili che negli ultimi anni hanno dimostrato che quanto falso possa essere l’assunto per il quale essi non perderebbero mai di valore.

Oltre ad aver assistito alla contrazione del mercato degli immobili sul fronte dei prezzi che sono letteralmente crollati a picco ha sperimentato anche una fortissima contrazione del numero delle contrattazioni in corrispondenza della fuga dei compratori.

L’analisi di Robert Kiyosaki su questo argomento è davvero molto completa e prende in considerazione anche alcuni fenomeni collaterali come l’utilizzo dell’immobile a scopo di garanzia per finanziare acquisto di altri passivi.

Nel periodo del boom dei mutui le banche chiamavano i proprietari degli immobili facendo loro notare che, dal momento che la valutazione dei loro immobili stava crescendo, avrebbero potuto ottenere facilmente un incremento delle linee di affidamento, ovviamente per acquistare altri passivi come l’automobile oppure beni di consumo (un altra parola sinonimo di passivo) come televisori al plasma, vacanze, gioielli e via dicendo.

Tutta questa ricchezza “apparente” non è altro che una accozzaglia di “passivi” che generano altre spese, tasse, interessi e via dicendo.
Ma allora in cosa consiste un “attivo” secondo questo principio.
Con le solite parole semplici Robert Kiyosaki ci spiega che il padre ricco gli aveva insegnato che gli attivi sono quegli investimenti, ovvero quelle “cose”, che ti mettono i soldi in tasca.

Comperare un immobile per affittarlo potrebbe essere un tipico attivo, ovvero un investimento, ma solamente nel caso in cui ti metta del denaro in tasca.

Se ad esempio acquisti un immobile con un mutuo di 450 dollari alla settimana e dal quale ricavi 600 dollari di affitto allora quell’immobile non è un passivo ma bensì un attivo perché ogni mese ti mette in tasca 150 dollari.

Il debito contratto per il suo acquisto non è debito cattivo perché non genera spese ma bensì è debito buono perché è lo strumento per metterti in tasca 150 dollari.

Nella prosa del racconto il padre ricco utilizza semplici esempi per dare questo insegnamento ai due ragazzini (Tom e Robert) e con altrettanta semplicità i due fanciulli chiedono al padre ricco come sia possibile che, ove il segreto per diventare ricchi sia così semplice, la maggior parte delle persone non lo metta in pratica, perché commettano il grossolano errore di comperare solamente passivi.

In fin dei conti al padre ricco sono bastati solamente pochi minuti per spiegare con chiarezza questo concetto a due semplici ragazzini di nove anni, quindi perché gli adulti commettono questo errore di comperare solamente passivi ?

La risposta fornita loro del padre ricco è davvero disarmante : si tratta dell’educazione.

Gli adulti sono stati educati prima a scuola e poi nella vita da insegnanti di tutti gli ordini, banchieri, esperti di investimenti, commercialisti, agenti immobiliari, investitori professionali.

Questa moltitudine di esperti e professori ha in larga parte contribuito a formare un esercito di persone programmate a comperare solamente passivi mosse unicamente dal desiderio di possedere i giocattoli dei ricchi, dal desiderio di sentirsi in qualche modo appagate degli sforzi quotidiani e dalla vanità di apparire agiati e benestanti.

Il processo formativo cognitivo dei poveri e della classe media è minato sin dalle basi dove il significato delle parole attivo e passivo sono stati mutati sin dalle fondamenta.

Una questione non secondaria è inoltre costituita dalla difficoltà di ri-spiegare ad un adulto il significato di parole e concetti semplici e di uso comune che sono fortemente radicate in anni di insegnamento ed esperienze fuorvianti.

Quando si tenta di far capire ad un adulto che sta sbagliando in questa persona interviene un senso di umiliazione che, unito ad una buona dose di orgoglio personale, fa si che le capacità cognitive, l’attenzione e la disponibilità ad apprendere siano prossime allo zero.

Per questo motivo è estremamente difficile che un adulto modifichi le proprie radicate abitudini di vita e pertanto è così importante che queste abitudini vengano assorbite da ragazzini di nove anni che possono crescere con maggiore consapevolezza finanziaria.

Le spiegazioni di questi concetti vengono ulteriormente approfondite nel corso del capitolo con una serie davvero completa di esempi su come sia composta la “pagella” individuale di un ricco e di un povero; questa “pagella” è in realtà un semplice rendiconto che racconta del flusso di denaro.

Nella pagella dei poveri il flusso di denaro proviene quasi sempre da un’unica fonte di entrata rappresentata dal loro lavoro per finire totalmente o quasi nella colonna delle spese (casa, automobile, beni materiali, etc).

Nella pagella dei ricchi il flusso di denaro proviene quasi sempre da attivi come investimenti, attività imprenditoriali, azioni, obbligazioni, proprietà immobiliari, brevetti e via dicendo per andare in parte a coprire le spese personali ed in parte ad acquistare altri attivi.

In altre parole il diagramma del cash-flow racconta molto su come una qualsiasi persona gestisca il proprio denaro, ovvero se lo utilizzi per generare attivi oppure lo sprechi per acquisire passivi andando a delineare quella che Robert definisce come “l’intelligenza finanziaria” di un individuo.

Secondo l’autore l’intelligenza finanziaria non è necessariamente legata al successo personale oppure all’educazione scolastica. Vi possono essere infatti persone, come ad esempio professionisti di una certa levatura scolastica, che hanno un grande educazione tecnica nel loro campo di specializzazione ma sono completamente sprovvisti di educazione circa il denaro.
Gli esempi di atleti che per anni guadagnano cifre a sei zeri per poi trovarsi in bancarotta oppure di fior di professionisti che nell’avanzare degli anni sono costretti a lavorare sempre di più si alternano ad altri ed altri ancora esempi. La storia è costellata di vincitori alla lotteria divenuti milionari un anno e pieni di debiti nell’arco dei due successivi.

Il concetto cardine di questi esempi è racchiuso nella massima che spiega come l’importante non sia (solamente) diventare ricchi ma rimanervi e per fare questa cosa è necessario acquisire l’intelligenza finanziaria che, purtroppo, non viene insegnata in nessun livello della scuola. Robert cita a questo proposito l’esempio del proprio padre (quello che definisce “Povero”) nel ruolo di amministratore pubblico il cui unico obiettivo è quello di allocare tutte le risorse messe a disposizione del proprio budget, ovvero una persona premiata unicamente per spendere. Si tratta di un concetto con cui operano più o meno tutte le amministrazioni pubbliche e se vogliamo fare un esempio a “chilometro-zero” possiamo pensare al nostro domestico patto di stabilità dove le regioni ed i comuni più virtuosi, ovvero quelli che risparmiano, sono puniti dall’allocazione di minori risorse da spendere mentre le amministrazioni più spendaccione avranno maggiori budget a disposizione e con ogni probabilità vedranno la coperture dei propri disavanzi, ovvero avranno sempre il biglietto gratuito per il “salvataggio” quasi a testimoniare che quelli furbi sono quelli che spendono troppo. Non desidero generare una polemica politica ma solamente porre l’accento sulla realtà dei fatti che è sotto gli occhi di tutti. Potete prendere le prime pagine di un qualsiasi quotidiano dal dopo guerra ad oggi e la realtà sarà sempre quella.

In contrapposizione a questa politica dissennata Robert racconta come, sin dall’età di 16 anni aveva cominciato, assieme all’amico Tom, a sedere al tavolo del Padre Ricco mentre questi teneva riunioni con banchieri, avvocati, commercialisti, investitori, manager ed impiegati iniziando a acquisire i primi rudimenti di un insegnamento molto distante da quello della maggior parte dei suoi coetanei.

Lo stesso padre ricco era una persona poco avvezza ad accompagnarsi a molte altre persone che parlavano un linguaggio fitto di parole come “non posso permettermelo” e “costa troppo” cui egli contrapponeva il proprio modo di parlare. La frase “non posso permettermelo” non era contemplata nel vocabolario del Padre Ricco, al suo posto trovava spazio la frase “COME posso permettermelo” e non c’era modo migliore di stuzzicare la sua fantasia di investitore che rivolgergli la frase “non puoi farlo” per essere sicuri che presto sarebbe arrivata un’idea per realizzare il progetto.

Indubbiamente si tratta di un approccio completamente diverso da quello scolastico che premia solamente coloro che seguono le procedure standard senza deviare dalle regole e che scoraggia completamente la creatività. Questo approccio diede ai due ragazzi qualche grattacapo durante la vita scolastica specie per quanto concerne l’argomento denaro. In qualsiasi scuola si impara che il denaro non è importante quanto avere una buona istruzione e che con eccellente istruzione scolastica il denaro arriva da solo, ma più Robert e Tom imparavano sul potere del denaro maggiormente cresceva la loro distanza tra i propri insegnanti e i propri compagni di classe.

La più importante e fondamentale differenza tra gli insegnamenti del padre ricco e quelli del padre povero riguardava la percezione che i due avevano circa la propria casa intesa come immobile.Mentre per il Padre Povero l’abitazione rappresentava un investimento per il Padre Ricco l’abitazione rappresentava unicamente un passivo.

Io stesso che ho studiato all’istituto tecnico per Ragionieri e Periti commerciali sono stato educato a trattare gli immobili come delle attività. Nei bilanci delle società che tutt’oggi debbo preparare per il fisco gli immobili vanno esclusivamente inseriti nell’attivo dello stato patrimoniale senza alcuna distinzione al fatto che essi producano o meno dei ricavi oppure del cash flow.

In tal senso rendo merito alla traduzione in italiano poiché la prima volta che lessi questo libro fui molto colpito dall’introduzione italiana al libro (non presente nella versione inglese) che invitava i commercialisti a “sospendere il giudizio” su questo libro finché non fossero giunti al termine e debbo confessare che la curiosità di trovare una affermazione di questa portata fece molto effetto.

Robert Kiyosaki si spinge molto sul documentare questo concetto che “la tua casa non è un attivo” partendo dall’analizzare come la maggior parte della gente si indebiti con mutui anche trentennali per acquistare una casa e magari una seconda più grande ed una terza ancora più grande andando regolarmente a finanziare l’acquisto con mutui sempre più grandi.
In seconda battuta vi è l’aspetto della tassazione sugli immobili che in America, come in molti altri stati è sempre più aspra, tanto da costringere molte persone a ridurre le proprie spese per compensare tale aumento.

Sul fatto che gli immobili non siano più un buon investimento l’autore cita la crisi del settore dei mutui che ha pesantemente ribassato il valore del mattone spingendolo di molto al di sotto del valore d’acquisto degli stessi.Ancora non si capisce se sia stato il diminuire del valore degli immobili a causare la crisi dei mutui subprime oppure, più verosimilmente, se sia stata l’ondata di dichiarazioni di fallimento a portare sul mercato un eccesso di offerta che ha spinto le quotazioni al ribasso, tuttavia i forti ribassi sono sotto gli occhi di tutti e non solamente in America.

Personalmente credo che parlare di crisi sia un modo ingannevole di vedere le cose e sono certo che il vocabolo giusto da usare sia “cambiamento”. Le famiglie che sono state strette come un pugile all’angolo del ring hanno pochissime opportunità di svincolarsi quando si trovano a possedere un immobile che vale il 60-70% del mutuo che hanno contratto per acquistarlo e si ritrovano nella impossibilità di uscire dall’investimento.

Secondo Kiyosaki l’acquistare la propria abitazione equivale ad acquistare una passività e non una attività poiché questo immobile ti toglie i soldi dalle tasche sotto forma di tassazione e, spesso, come perdita di valore oltre che portare con se altre importanti limitazioni.
In primo luogo la perdita di tempo poiché questo investimento con ogni probabilità è l’unico che la famiglia media pone in essere per molti anni, lasciandosi scappare la possibilità di effettuare altri investimenti importanti, grazie anche al capitale addizionale che, risparmiato dalla casa, potrebbe essere investito in veri attivi, ovvero in altri investimenti che producano ricchezza invece di sottrarla.Inoltre vi è una perdita derivata costituita dalla mancanza di educazione finanziaria.

Dal momento che molte persone impegnano nell’abitazione tutti i propri soldi semplicemente non gliene rimangono altri da investire e pertanto non si sforzano nemmeno di cercare buoni investimenti che si presentano, solitamente, solamente a coloro che li cercano. Secondo Kiyosaki quando si desidera una casa propria si dovrebbe per prima cosa acquistare degli attivi che siano in grado di generare il necessario cash flow per acquistarla. In questo modo non si finisce per rincorrere i pagamenti in quella che definisce “la corsa del topo”.

Molte famiglie si svegliano di buon ora alla mattina per correre al lavoro per guadagnare soldi per poi correre in banca a depositare per pagare la rata del mutuo, la rata della macchina, le bollette, le tasse e via dicendo. E’ tutta una corsa per lavorare solamente per pagare spese e come il criceto nella ruota si corre tanto per non andare da nessuna parte, diventando ogni giorno un po’ più poveri e preoccupati mentre i ricchi diventano ogni giorno un po’ più ricchi e sempre meno preoccupati.

Durante questa “corsa del topo” si finisce inevitabilmente per lavorare sodo all’unico scopo di incrementare le entrare del proprio datore di lavoro, pagare tasse e pagare interessi passivi sull’acquisto della casa e di altri “passivi” che erroneamente vengono ritenuti degli investimenti. E’ singolare notare come a questo punto Kiyosaki definisca la propria misura del “benessere” come la quantità di tempo che separa il momento in cui si lascia il lavoro ed il momento in cui i soldi vanno a zero e finiscono.

Se si vive del solo stipendio per mantenersi in assenza di lavoro si può contare solamente su quanto accantonato, mentre se si hanno delle entrate automatiche che non dipendono dal lavoro poiché si dispone, ad esempio, di un reddito automatico derivante da attivi, ovvero da investimenti in attività che generino cash flow, allora ci si può affidare anche ad essere, ed il tempo in cui fronteggeremo l’assenza del lavoro inizierà ad allungarsi ed aumenterà anche l’indice di benessere.
Quando le entrate automatiche superano le spese correnti allora si è virtualmente liberi dalla necessità di lavorare ed a questo punto si si è finanziariamente liberi, fuori dalla corsa del topo.

Da queste semplici osservazioni Kiyosaki giunge alla conclusione che:

  • i poveri hanno solo spese
  • la classe media compra “passivi” credendoli investimenti
  • i ricchi comprano “attivi”

Capitolo 3 – Occupati del tuo personale business ( Mind Your Own Business )

L’inglese è una lingua molto immediata con un gran numero di vocaboli che si prestano a molti significati spesso diversi. Ho voluto riportare tra le parentesi il titolo originale del capitolo che nella versione italiana è stato tradotto in “occuparsi dei propri affari” poiché non trovo che la traduzione della versione italiana sia in linea con lo spirito dello scrittore, per motivare il mio modesto dissenso, mi permetto una piccola digressione.

In anglo-americano l’espressione “mind your business” significa sicuramente “preoccupati degli affari tuoi”, prova ne è che nel linguaggio corrente l’espressione “non sono affari tuoi” è tradotta con “It’s not you business”. Trovo però che nello spirito del capitolo ( e dell’intero libro ) in questo caso ci si debba attenere al valore della frase per quello che è “occupati del tuo own business” nel voler sottolineare quindi che il business di cui ci dobbiamo interessare è proprio quello personale, da non confondere ovviamente con la dialettica in uso riferita al proprio datore di lavoro (la “mia” azienda, la “mia” banca e via dicendo).
Il capitolo parte raccontando che nel 1974 Ray Kroc, ovvero il fondatore di McDonald’s, al termine di una conferenza ad Austin all’università del Texas aveva accettato l’invito di alcuni studenti di andare a bere qualcosa. Quando arrivarono le birre Ray Kroc chiese agli studenti quale ritenessero essere il business nel quale egli era coinvolto.
La domanda generò qualche risata finché qualcuno disse “chi è che al mondo non sa che tu vendi hamburger?”.
E’ proprio quello che pensavo avreste detto – disse Ray Kroc – invece signori e signore dovete sapere che gli hamburger non sono il mio business! Il mio business sono le proprietà immobiliari!

Sebbene il business primario fosse quello di vendere affiliazioni della catena McDonald’s egli non aveva mai perso di vista il focus principale, ovvero che il posizionamento dei locali è il principale fattore di successo di ogni affiliato.

Per McDonald’s acquisire proprietà con posizionamento strategico nelle migliori strade e piazze di ogni angolo del mondo lo fa essere uno dei più grandi proprietari immobiliari del mondo
Questo in parole povere è il segreto numero tre dei ricchi : avere cura (occuparsi) del proprio business.
A volte parlando con la gente se provi a chiedere qual’è il tuo business potresti sentirti rispondere “sono un banchiere” tanto che potresti chiederti quale banca posseggano mentre in realtà ci lavorano solamente!

Molto spesso sono le parole ad ingannare la gente comune che confonde la propria attività con la propria professione ed il proprio lavoro.
Per meglio chiarire questo concetto diciamo prima di tutto che dalla traduzione dall’inglese un po’ di perde l’efficacia dell’esempio perché in italiano esistono due parole ( bancario e banchiere ) che danno perfettamente questa distinzione. A dire il vero ci sarebbe il termine “bank clerk” ( commesso di banca o impiegato di banca) che tuttavia non è molto utilizzato poiché ha un che di dispregiativo e pertanto nello slang viene comunemente utilizzato “banker” con significato equivalente.

Il problema ha tuttavia delle origini diverse ed una di queste risiede nella scuola ed precisamente in come si insegna a scuola: se studi meccanica diventerai un meccanico, se studi legge diventerai avvocato o giudice, se studi cucina diventerai un cuoco e così avanti poiché la scuola insegna alle persone a trovare un lavoro e non insegna a crearsi un Business.
E’ solo creandoti un tuo Business che puoi diventare finanziariamente sicuro e magari uscire dalla corsa del topo.

Quindi il consiglio di RK è di iniziare a pensare ai propri affari mantenendo il proprio lavoro ed iniziando a comprare attivi reali piuttosto che comperare solo passivi.
Pensare ai propri affari vuol dire iniziare a pensare (seriamente) di costruire dei propri asset forti nella colonna degli attivi in modo che sia il denaro a lavorare duro per te e non il contrario.

Capitolo 4 – La storia delle tasse ed il potere delle società per azioni

Il mio Padre ricco ha giocato in modo intelligente e lo ha fatto attraverso le società per azioni. Questo è il più grande segreto dei ricchi.

RK inizia il capitolo raccontando di quanto a scuola i professori raccontavano la fiaba di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri.
L’idea romantica che i ricchi dovrebbero pagare anche per i poveri ha ancora oggi molti seguaci ma il padre ricco considerava Robin Hood un semplice furfante nonché il vero responsabile dei disagi della classe media che è oggi tassata in modo molto pesante e spiega a Mike e Robert il perché.
Il padre ricco racconta che inizialmente in Inghilterra ed in America non c’erano le tasse ed occasionalmente venivano “imposti” alla popolazione dei prelievi allo scopo di finanziare le guerre.

Il prelievo forzoso divenne permanente in Inghilterra nel 1874 ed in America nel 1913 ed inizialmente queste tasse erano applicate solamente alle persone ricche.
La romantica idea di prelevare ai ricchi convinse la popolazione a votare a favore della Legge sulle tasse.
Una volta che il governo iniziò a vedere i soldi entrare nella casse statali iniziò a crescere il desiderio di averne di più e quindi le tasse vennero sempre più estese anche verso le borghesia ed il ceto medio per finire a colpire tutti i sudditi.

Il padre ricco spiega quindi la differenza di fondo che esiste tra un capitalista come lui ed un burocrate come il padre di Robert. Il successo di un burocrate si misura sulla grandezza del suo budget: più fondi e più personale riesce ad avere maggiore sarà il peso di quella organizzazione. Il successo di un capitalista si basa sull’esatto opposto: meno persone assume e meno spende maggiore sarà il rispetto che avranno di lui gli investitori.

Durante la propria gioventù RK fu spesso in bilico nel prendere posizione a favore di uno dei due padri. Da un lato riceveva gli insegnamenti di uno dei più grossi capitalisti della città e quando tornava a casa si confrontava con il proprio padre naturale che era un illustre leader del governo.
Il problema con le tasse è che il grande l’appetito del governo per i soldi ha fatto si che le tasse fossero estese anche alla classe media estendendo gli effetti positivi a cascata verso il basso

in questo punto specifico la traduzione in italiano ha preso un granchio parlando di “stillicidio” mentre l’autore fa riferimento al “Trickle-Down” che è una teoria economica (vedi Trickle-down ).

Durante questa partita i ricchi hanno visto una vera e propria opportunità garantita dal fatto di poter operare a partire da un diverso insieme di regole. I ricchi usano le “company” (le società di capitali) per ridurre il loro rischio alle sole disponibilità che intendono investire per ogni singolo affare.

Le società sono state usate sin dai tempi delle compagnie di navigazione per procurarsi navi ed equipaggio e salpare verso il nuovo mondo alla ricerca di fortuna. Se durante il viaggio la nave affondava e l’equipaggio perdeva la vita per l’armatore si trattava di una perdita limitata al solo capitale destinato all’impresa, ma la mentalità con cui deve essere gestito il flusso di denaro è molto diversa nel mondo del business rispetto al concetto adottato da qualsiasi governo.

Gli imprenditori che riescono a generare un surplus di denaro sono considerati bravi mentre al contrario, quando lavori per lo stato, non devi avere nessun surplus di denaro altrimenti rischi di perdere il denaro che non sei riuscito ad allocare (spendere). Questo processo statale ha incrementato il circolo vizioso dell’aumento costante della spesa pubblica finché la nobile idea di tassare i ricchi è stata aggiustata per includere le persone con redditi inferiori con il risultato di andare a colpire proprio la classe media ed i poveri che avevano inizialmente dato il loro assenso al prelievo delle imposte.

In tutto questo processo i ricchi hanno adottato una semplice via di fuga rappresentata dalla possibilità di utilizzare le società, ovvero dei documenti legali che stanno dentro una cartella nell’archivio di qualche notaio. Le società quindi non sono necessariamente fabbriche piene di lavoratori ma semplici pezzi di carta che incorporano la nozione di persona “giuridica”, ovvero dei corpi senza anima utilizzabili come semplici scatole in un armadio. Queste contenitori permettono ai ricchi di limitare i propri rischi ed hanno molti vantaggi fiscali che i ricchi sfruttano per difendersi dal prelievo fiscale.

In primo luogo le società hanno una tassazione decisamente inferiore a quello delle persone ed inoltre consentono di effettuare spese (anche personali) con soldi al netto del prelievo fiscale. Da un lato i poveri subiscono il prelievo delle tasse sulle entrate lorde e con quello che rimane comperano l’automobile, la casa, il televisore, i viaggi e tutto il resto; mentre dall’altro i ricchi fanno sostenere queste spese alle loro società e subiscono il prelievo fiscale sugli importi al netto delle spese, ovvero sui soldi “prima delle tasse”.
Nel corso degli anni i ricchi hanno assoldato i più bravi ed intelligenti legali allo scopo di creare e proteggere gli strumenti che permettono il risparmio fiscale nei loro business. Uno di questi esempi è il “1031 exchange” che consente ad un investitore di utilizzare i soldi delle tasse per comperare un immobile con il sistema del differimento della “plusvalenza”, ovvero del guadagno che risulta dalla vendita di un immobile precedente.

Il punto focale di questo capitolo è comprendere che ci sono da un lato i poveri che lavorano duramente per guadagnare denaro mentre nell’altro versante ci sono i ricchi che pensano nuovi modi per far lavorare duramente il denaro allo scopo di guadagnare altro denaro.
RK racconta che nel 1974, quando era un impiegato della Xerox, vedeva crescere le tasse ogni volta che il suo stipendio cresceva e questa situazione non gli piaceva affatto ed aveva iniziato a acquistare immobili per ottenere dei redditi extra.

A mano a mano che la sua “colonna degli attivi” cresceva RK era sempre più determinato a lavorare sodo per avere altro denaro da reinvestire in attività che generassero ulteriore flusso di denaro (cash flow) al punto che la sua società fu in grado di acquistare la sua prima Porsche.
I suoi soci alla Xerox pensavano che avesse speso le provvigioni derivanti dalla vendita delle fotocopiatrici mentre la verità è che i soldi erano serviti per comperare attivi che generavano un cash flow in grado di pagare le rate della macchina.

La Porsche era la prova che il suo piano stava iniziando a funzionare e questo grazie all’intelligenza finanziaria che si compone di quattro grandi aree.
1) amministrazione e contabilità
La capacità di leggere e maneggiare “i numeri” è vitale per costruire un impero finanziario perché più denaro si ha maggiori dovranno essere le capacità di gestirlo e pertanto è importante possedere la giusta cultura finanziaria per saper leggere un bilancio e comprenderne i punti di forza e di debolezza.
2) investimenti
Investire è la scienza di fare denaro con il denaro e la capacità di comprendere e maneggiare strategie e formule finanziare.
3) mercati
La capacità di comprendere le leggi della domanda ed offerta porta a comprendere i mercati che sono frequentemente guidati dalle emozioni delle persone. L’abilità di sapere se un investimento conviene o non conviene è connessa alla capacità comprendere i mercati in relazione i bisogni e desideri della gente.
4) La legge
Comprendere gli aspetti legislativi e fiscali del mercato in cui si opera può dare una spinta in più che ti permette di volare mentre gli altri camminano e nel lungo periodo questo può fare moltissima differenza.
Avere buone conoscenze legali ti permette di approfittare dei vantaggi fiscali e di proteggere te stesso ed il tuo patrimonio [LINK PP ] Gli imprenditori e le loro imprese prima guadagnano, poi spendono ed infine pagano le tasse
Le presone che lavorano per gli imprenditori e per le imprese prima guadagnano poi pagano le tasse ed infine (con quel che rimane) spendono.

Capitolo 5 – I ricchi inventano il denaro

Spesso nel mondo reale vanno avanti le persone coraggiose, non quelle intelligenti

Il capitolo inizia con la storia di Alexander Graham Bell che aveva brevettato il proprio telefono ed era preoccupato per la domanda crescente della sua nuova invenzione. Dal momento che serviva velocemente una società molto più grande si recò alla Western Union per vendere il brevetto del telefono. Bell voleva 100.000 dollari ma quello che ottenne fu solo di sentirsi ridere in faccia per la sua folle richiesta e per tutta risposta Alexander Graham Bell fondò una compagnia multi milionaria: la AT&T.

Dentro ad ognuno di noi ci sono spesso capacità fantastiche e grande potenziale che fatica ad emergere non tanto per la mancanza di capacità tecniche ma per la quasi totale assenza di fiducia in se stessi. Nel mondo degli affari il diploma ed i buoni voti presi a scuola non servono a niente perché ci vuole quella marcia in più. Puoi chiamarlo essere audace, sfrontato, avere fegato, tenacia, avere le palle oppure essere coraggioso ma qualunque sia la descrizione che vuoi attribuire a questo qualcosa in più devi ammettere che serve in eguale misura delle reali abilità e capacità personali.

Dentro ad ognuno di noi ci sono contemporaneamente una persona impavida e coraggiosa ed una vigliacca e paurosa.
Il tuo genio finanziario è la gusta combinazione di coraggio ed abilità tecniche capace di trasformare la paura in potere e sicurezza e questo processo è accelerato dall’apprendimento di solide conoscenze e capacità finanziarie.

Trecento anni fa la ricchezza era rappresentata dai terreni e chi aveva possedimenti la controllava. Più tardi la ricchezza andò a quelli che possedevano le fattorie e la rivoluzione industriale spostò nuovamente il baricentro del potere economico.

Ai giorni nostri stiamo assistendo ad un nuovo cambio di fronte che vede la ricchezza affluire verso le persone che dispongono della conoscenza ed i nuovi multimilionari apparsi dal nulla grazie ad esempio a semplici applicazioni per computer ne sono una prova.

Quello che i poveri chiamano un periodo di crisi le persone finanziariamente intelligenti chiamano una svolta verso l’era della informazione.Per aiutarti a sviluppare l’intelligenza finanziaria RK presenta il suo gioco da tavolo “Cash Flow 101” e spiega come ti possa aiutare per allenarti ad uscire dalla corsa del topo.

Un pensiero su “Padre Ricco Padre Povero”

  1. Il fatto di essere ricco vuol dire semplicemente che hai portato via a qualcun’altro il lavoro, le cose, la vita, il valore.
    e facile capire cosa sono gli attivi, ma gli attivi tuoi sono passivi in mano all’altro essere, per cui non si risolve in questo modo le differenze.
    la conoscenza deve essere impartita a tutti e lo scambio di tutto deve essere mutuale.
    in caso contrario generiamo sempre piu ricchi, pochi, e dall’altra sempre piu poveri, molti.
    il segreto è “un uomo un solo business”

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